Il 17 novembre u.s. ricorreva il centenario della nascita a Reggio Emilia di
Valdo Magnani (1912-2012), fratello di mio padre Marte. In famiglia lo abbiamo ricordato andando
sulla tomba nel cimitero di Roncadella (RE) ed in chiesa pregando per lui.
E’ noto come siano stati scritti sulla sua persona e vicenda
politica, libri, saggi, articoli, come siano stati indetti convegni da parte di partiti, enti
vari, associazioni, la disgraziata parola coniata di "Magnacucchi" sia stata usata ed abusata troppe
volte.
Quest’anno dopo l’uscita di atti di un convegno a Bologna e di un libro di studi
cooperativi, presentati anche in citta’, è in preparazione anche una biografia. Ho letto recentemente sulla
Gazzetta di Reggio un articolo di Otello Montanari che lo ricordava: credo proprio che Valdo
abbia lasciato un solco indelebile nella nostra storia.
Vorrei, invece, ricordarlo, se
possibile, come nipote, fuori dalle polemiche e citazioni che verranno ancora dette in futuro, come in
passato e nel presente.
Lo zio era spesso nominato in casa da mio padre, dal
fratello sacerdote Don Elvo, parroco nel Ramisetano dove ha trascorso tutta la vita in una povera
canonica e dove è sepolto da circa 20 anni nel piccolo cimitero di Nigone (pochi sanno
dove si trova) in mezzo alle montagne reggiane e con i suoi vecchi ex parrocchiani che lo hanno
veramente stimato ed amato.
Mio padre e mio nonno parlavano di Valdo che vedevano poco
ma leggevano di lui e si informavano dei suoi spostamenti. Per noi nipoti era una
festa accoglierlo quando veniva per Natale a Reggio, lo ascoltavamo raccontare dei suoi
viaggi e aspettavamo i libri in regalo che ci portava, libri per ragazzi che abbiamo letto e
conservato per tanto tempo.
Valdo era una persona mite, calma ma determinata ed
intransigente, mi colpiva il suo non avere parole vendicative ma solo di critica. Era stato nell’Azione Cattolica e aveva conservato nell’agire l’impronta cattolica ricevuta da giovane dalla
mamma e nella parrocchia del Duomo, allora fucina di buoni uomini.
Amava leggere moltissimo e
con la sua cultura spaziava dalla economia alla letteratura, dalla politica alla
filosofia, comprava libri e libri tanto che la sua casa di Roma ne ha le pareti tappezzate.
Lo zio amava la
musica, passione di famiglia, condiviso dai fratelli, anche mio padre e lo zio sacerdote
suonavano, mi accompagno’ ad ascoltare un concerto a Santa Cecilia e mi porto’ per
Natale a visitare i Presepi di Roma.
Don Elvo quando parlava con mio padre chiedeva anche di
Nilde [Iotti], pareva strano e particolare l’avere scelto strade opposte nella stessa famiglia ma ognuno
seguendo i propri convincimenti e la propria coscienza, sperando di fare bene per vie
diverse!
Furono anni di sofferenza quelli in cui lo zio parroco
celebrava in chiesa mentre il fratello politico era in piazza a parlare alla gente, ma mio padre ci
insegno’ la tolleranza lasciandocela in eredita.
La perdita della fede anche per chi è stato in
gioventu’ parte attiva della Chiesa non si puo’ giudicare ne’sapremo mai quanto abbia inciso sulle scelte di vita di
Valdo, vita tormentata e densa di avvenimenti tragici ma improntata
all’onesta’ sia intellettuale che morale.
Se mio padre col suo lavoro di chimico ha collaborato
intensamente con gli operatori dei settori di analisi e ricerca per migliorarne i risultati , mi sentirei di affermare che i tre fratelli hanno seguito la strada verso il prossimo.
Lo zio Valdo riposa in terra vicino alla moglie romana in un
luogo lontano dal traffico nella nostra campagna.
Negli ultimi trenta anni dalla sua
scomparsa non ha assistito a tanti sconvolgimenti politici, compreso la dissoluzione
della ex Iugoslavia dove aveva combattuto, la caduta del Muro di Berlino dove attualmente
abita la figlia, la scomparsa del partito cui aveva appartenuto.
Sic transit gloria mundi!