venerdì 7 dicembre 2012

Ricordo di Valdo Magnani, mio zio


Il 17 novembre u.s. ricorreva il centenario della nascita a Reggio Emilia di Valdo Magnani (1912-2012), fratello di mio padre Marte. In famiglia lo abbiamo ricordato andando sulla tomba nel cimitero di Roncadella (RE) ed in chiesa pregando per lui.
E’ noto come siano stati scritti sulla sua persona e vicenda politica, libri, saggi, articoli, come siano stati indetti convegni da parte di partiti, enti vari, associazioni, la disgraziata parola coniata di "Magnacucchi" sia stata usata ed abusata troppe volte.
Quest’anno dopo l’uscita di atti di un convegno a Bologna e di un libro di studi cooperativi, presentati anche in citta’, è in preparazione anche una biografia. Ho letto recentemente sulla Gazzetta di Reggio un articolo di Otello Montanari che lo ricordava: credo proprio che Valdo abbia lasciato un solco indelebile nella nostra storia.
Vorrei, invece, ricordarlo, se possibile, come nipote, fuori dalle polemiche e citazioni che verranno ancora dette in futuro, come in passato e nel presente.
Lo zio era spesso nominato in casa da mio padre, dal fratello sacerdote Don Elvo, parroco nel Ramisetano dove ha trascorso tutta la vita in una povera canonica e dove è sepolto da circa 20 anni nel piccolo cimitero di Nigone (pochi sanno dove si trova) in mezzo alle montagne reggiane e con i suoi vecchi ex parrocchiani che lo hanno veramente stimato ed amato.
Mio padre e mio nonno parlavano di Valdo che vedevano poco ma leggevano di lui e si informavano dei suoi spostamenti. Per noi nipoti era una festa accoglierlo quando veniva per Natale a Reggio, lo ascoltavamo raccontare dei suoi viaggi e aspettavamo i libri in regalo che ci portava, libri per ragazzi che abbiamo letto e conservato per tanto tempo.
Valdo era una persona mite, calma ma determinata ed intransigente, mi colpiva il suo non avere parole vendicative ma solo di critica. Era stato nell’Azione Cattolica e aveva conservato nell’agire l’impronta cattolica ricevuta da giovane dalla mamma e nella parrocchia del Duomo, allora fucina di buoni uomini.
Amava leggere moltissimo e con la sua cultura spaziava dalla economia alla letteratura, dalla politica alla filosofia, comprava libri e libri tanto che la sua casa di Roma ne ha le pareti tappezzate.
Lo zio amava la musica, passione di famiglia, condiviso dai fratelli, anche mio padre e lo zio sacerdote suonavano, mi accompagno’ ad ascoltare un concerto a Santa Cecilia e mi porto’ per Natale a visitare i Presepi di Roma.
Don Elvo quando parlava con mio padre chiedeva anche di Nilde [Iotti], pareva strano e particolare l’avere scelto strade opposte nella stessa famiglia ma ognuno seguendo i propri convincimenti e la propria coscienza, sperando di fare bene per vie diverse!

Furono anni di sofferenza quelli in cui lo zio parroco celebrava in chiesa mentre il fratello politico era in piazza a parlare alla gente, ma mio padre ci insegno’ la tolleranza lasciandocela in eredita. 
La perdita della fede anche per chi è stato in gioventu’ parte attiva della Chiesa non si puo’ giudicare ne’sapremo mai  quanto abbia inciso sulle scelte di vita di Valdo, vita tormentata e densa di avvenimenti tragici ma improntata all’onesta’ sia intellettuale che morale.

Se mio padre col suo lavoro di chimico ha collaborato intensamente con gli operatori dei settori di analisi e ricerca  per migliorarne i risultati , mi sentirei di affermare che i tre fratelli hanno seguito la strada verso il prossimo.

Lo zio Valdo riposa in terra vicino alla moglie romana in un luogo lontano dal traffico nella nostra campagna. 
Negli ultimi trenta anni dalla sua scomparsa non ha assistito a tanti sconvolgimenti politici, compreso la dissoluzione della ex Iugoslavia dove aveva combattuto, la caduta del Muro di Berlino dove attualmente abita la figlia, la scomparsa del partito cui aveva appartenuto.

Sic transit gloria mundi!

sabato 10 novembre 2012

La mia Alta Pusteria (e un Festival da segnalare)


[Scritto il 24 agosto 2012]

Di ritorno dalle vacanze a Villabassa, in Alta Pusteria, voglio segnalare tra le tante iniziative proposte e organizzate fino al confine austriaco di Passo alla Drava, un singolare e
bellissimo Festival Corale Internazionale.

Ogni anno a fine giugno  l’Alta Val Punteria con centro a Dobbiaco e San Candido si trasforma in un mondo di suoni e diverse culture che offre a tanti cori  provenienti da tutto il mondo la possibilità di esibirsi ed incontrarsi. 

Dal 1998 hanno partecipato al festival ben 800 cori con oltre 30.000 interpreti. 

I luoghi dove si tengono i concerti sono tanti ed il repertorio vasto, con coristi in costumi tradizionali e pittoreschi. 

Anche quest’anno la manifestazione si è svolta nelle sale da concerto, nei Castelli, nelle Piazze, nelle Chiese, nei Rifugi, all’aperto davanti allo spettacolo unico e meraviglioso delle Dolomiti, patrimonio dichiarato dell’Umanità.

Il repertorio è veramente eccezionale per la stessa natura vasta della musica Corale: brani sacri, canti di montagna, folcloristici, operistici, allegri, ispirati, struggenti cantati da adulti, ragazzi, bambini di molte nazionalità.

Tutta una serie di manifestazioni collaterali serve a promuovere scambi tra interpreti molto diversi di lingue italiana, inglese, tedesca , francese ed altre. 

Particolare poi è la ”Choirparade”, la tradizionale sfilata dei coristi per il centro di San Candido che si svolge  sempre in chiusura della manifestazione di sabato e che propone un concerto di tutti i circa 3.000 partecipanti nella piazza del Magistrato a San Candido, durante il quale tutti cantano la famosa aria ”Va Pensiero” dal Nabucco di Verdi: un vero avvenimento da non perdere per l’intensita’ emotiva che procura a contatto delle Cime Dolomitiche e per il
significato storico che assume in una zona del confine italiano cosi’ tormentato!

Il festival di musica corale, come quello dedicato a Mahler è divenuto un appuntamento costante della Valle anche se l’idea è nata a Roma dal maestro Stefano Gentili che della montagna si è innamorato e ha trasferito la proposta in Alto Adige. 
Ha dichiarato che ascoltare un coro di un certo paese è idealmente trasferirsi nel loro paese attraverso la tradizione musicale.

Devo dire che l’esperienza  ripetuta nel giugno scorso mi ha lasciato un sentimento di ammirazione per chi si impegna tanto a far godere buona musica in un contesto naturale e in una cornice veramente spettacolare. Riassumere è difficile, bisognerebbe
esserci per verificare...

I Giardini Reggiani


UCIIM E CLUB UNESCO  hanno dedicato quattro date a trattare presso il Centro Giovanni XXIII  di Reggio Emilia, con tre conferenze ed una tavola rotonda , l’argomento del “Verde” ed in particolare dei “GIARDINI REGGIANI”. 

La storia dell’Uomo inizia da un giardino, quello dell’Eden e la nostalgia resta. Ed è cosi’ che una delle più caratteristiche peculiarità di ogni civiltà è sempre quella dei giardini: ne è piena la mitologia greca, le archeologie di tutti i continenti, la realtà delle nostre epoche storicizzate, la lodevole intenzione dei nostri amministratori. 

Le prime tre conferenze organizzate sono state ben illustrate, storicamente rilevanti,ambientate a Reggio ed anche fuori, quando necessario per i confronti, come ha trattato l’arch. Anna Lambertini, docente a Firenze. 

Molto interessanti le esposizioni tenute insieme dal Presidente degli Architetti Baricchi e dalla dott. Minelli agronoma che hanno mostrato immagini significative dei giardini di ville a partire dal ‘500 fino ai giardini segreti dei nostri giorni. 
E’ stata fatta storia ma anche botanica sulle piante del nostro territorio. Si è parlato del giardino “francese “ e di quello "all'inglese” e poi di elementi dei nostri italiani. 

Non solo Reggio con la sua campagna e le sue Ville ma tutta l’Italia è ricca di famosi giardini e parchi dal Nord fino al Sud e le Isole, ammirati e visitati in ogni stagione. 

In questi giorni si sta concludendo al Palazzo Ducale di Sassuolo la mostra sui Capolavori della Galleria Estense di Modena protetti dal terremoto recente in Emilia :visitandola si può ammirare quello che gli Estensi hanno fatto progettare dal Vigarani e come fosse l’immenso parco che circonda la Reggia che oltre il verde e i grandi cipressi si estendeva un tempo fino alle colline per una lunghezza di quasi 12 chilometri!

La tavola rotonda  con i relatori Anna Campeol, Walter Baricchi, Alberto Bercianti coordinati da Gianni Montanari  ha presentato l’attuale documentazione, richiesta dalle Autorità competenti per stabilire vincoli sull’esistente e limitazioni sul futuribile verde.

E’ stato detto che tutti i corsi d’acqua della provincia sono stati mappati  per tutelarli. I prati stabili, tipici del reggiano le valli di Novellara sono stati citati senza nascondere le difficolta’ nel preservarli.

Purtroppo per  mancanza di tempo gli interventi seguiti al dibattito non hanno permesso di elencare  ed osservare quanti problemi ci sarebbero da considerare nella città e provincia.

Abbiamo la zona dell’ex Manicomio fonte di polemiche per l’abbandono e cosi’ il Parco Ottavi, i nostri bellissimi Giardini Pubblici sono citati per essere mal frequentati. e poi dentro i chiostri di San Pietro ci starebbe bene il verde Valle Re, zona verde caratteristica per le risorgive e per la campagna circostante, nonchè il complesso edilizio dell’agronomo Filippo Re sono  poco considerate, cosi’ le vecchie case coloniche di tenute agricole vanno purtroppo in rovina cancellando le radici del nostro passato.

Auguriamoci che i nostri legislatori possano pensarci! 

Auspichiamo infine che l’iniziativa UCIIM e Club UNESCO affrontino un approfondimento ulteriore delle tematiche sollevate dai relatori.